Intervista all’Avvocato Paola Tuillier di Diritti del Paziente  pubblicata sul settimanale “Starbene” gruppo Mondadori.

“L’anno scorso mi sono rivolta a un ginecologo: ero aumentata di peso, non avevo più le mestruazioni e temevo di essere incinta. Il medico ha escluso la gravidanza, mentre in realtà ero in attesa di un bambino”.

“Non volevo diventare mamma ma, quando l’ho scoperto, ero ormai fuori tempo per l’interruzione volontaria di gravidanza. Posso chiedere un risarcimento al medico che ha sbagliato diagnosi?”
Marina, 35 anni

Si, lo ha stabilito una recente sentenza della Cassazione (n° 16401 del 17.11.2014)“, risponde Paola Tuillier avvocato del foro di Roma.

Gravidanza intesiderata

“Sbagliando la diagnosi, il ginecologo ha violato il diritto di una donna di essere informata sul proprio stato di salute e quindi, anche sul fatto di essere in attesa. Si tratta di un diritto “esistenziale” e la sua violazione ti dà diritto al risarcimento dei cosiddetti “danni non patrimoniali”, legati all’aver dovuto sovvertire i tuoi programmi lavorativi e al disagio morale che hai patito per colpa di una nascita non programmata. Non hai invece diritto al risarcimento dei “danni patrimoniali” rappresentati dall’onere del mantenimento del figlio, se non viene provato in modo oggettivo (con la testimonianza di qualcuno che era a conoscenza della tua volontà di abortire, per esempio) che saresti ricorsa all’interruzione volontaria di gravidanza, se fossi stata tempestivamente informata del tuo stato.”

“L’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è tutelata e disciplinata dalla legge n. 194/1978 e può essere effettuata entro le prime 12 settimane dal concepimento. E’ affidata alla libera scelta della donna che può farvi ricorso quando il proseguimento della gravidanza rappresenta un rischio per la sua salute fisica o psichica.”

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Se il ginecologo non riconosce una gravidanza “indesiderata” si possono chiedere i danni?

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